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SPECIALIZZAZIONI

CONSULENZA INDIVIDUALE 

La consulenza psicologica individuale si rivolge a tutte quelle persone che sperimentano disagi (di varia estensione e natura) presenti nei vari ambiti di vita e che incidono, più o meno gravemente, sul proprio benessere psicologico. Attraverso il processo di consulenza è possibile analizzare la problematica del cliente, definire gli obiettivi perseguibili e progettare l'intervento psicologico più appropriato alla soluzione del problema.

DISTURBI ALIMENTARI

Un disturbo del comportamento alimentare è caratterizzato dagli estremi. È presente quando una persona presenta gravi disordini nel comportamento alimentare, come un’estrema riduzione del cibo che consuma o un’alimentazione eccessiva, o sensazioni di forte stress o preoccupazioni per il peso o la forma.

Una persona con un disturbo alimentare potrebbe avere iniziato semplicemente mangiando una quantità di cibo inferiore o superiore rispetto al solito, ma a un certo punto, l’impulso a mangiare di meno o di più aumenta senza controllo.

Le tre categorie formali di disturbi alimentari sono anoressia nervosa, bulimia nervosa, e disturbo alimentare non altrimenti specificato (DANAS). I DANAS includono diversi tipi di disturbi alimentari, compresi i comportamenti di eliminazione senza le abbuffate, i comportamenti che soddisfano alcuni ma non tutti i criteri di anoressia o bulimia nervose, e il comportamento di masticare cibo e poi sputarlo. Il disturbo da alimentazione incontrollata rientra ufficialmente nella categoria DANAS ed è connotato da episodi di abbuffate ricorrenti in assenza di comportamenti di compensazione.

DISTURBI D'ANSIA

Il disturbo d'ansia generalizzato è un disturbo cronico comune che interessa due donne per ogni uomo colpito e può portare a una menomazione considerevole. Come implica il nome, il disturbo di ansia generalizzato è caratterizzato da una ansia durevole che non è concentrata su un particolare oggetto o situazione. In altre parole è aspecifica o fluttuante. Le persone che hanno questo disturbo si sentono di temere qualcosa ma sono incapaci di esprimere specificatamente di che paura si tratti. Temono costantemente e trovano molto difficile controllare le loro preoccupazioni. A causa della tensione muscolare persistente e le reazioni autonomiche alla paura, possono sviluppare emicrania, palpitazioni, vertigini e insonnia. Questi disturbi fisici, combinati alla intensa ansia di lunga durata, rendono difficile il compito di affrontare le normali attività quotidiane.

TERAPIA DI COPPIA

Le coppie intraprendono una terapia perché stanno attraversando un periodo di difficoltà e sentono la necessità di un aiuto esterno per superarlo. I problemi possono riguardare la comunicazione, la presenza di frequenti discussioni, il crearsi di una distanza emotiva o di un'emotività troppo intensa che sfocia in frequenti scoppi di rabbia. Altre volte ci sono stati episodi di tradimento fisico o emotivo o ancora i problemi possono riguardare il rapporto con i figli, la sessualità, la gestione del tempo e delle attività quotidiane. In alcuni casi le coppie richiedono al terapeuta un feedback esterno sulla loro situazione, di imparare ad esprimere i loro bisogni e punti di vista senza litigare. Talvolta uno o entrambi i partner possono avere aspettative irrealistiche circa il ruolo del terapeuta. Per questo è importante che in una prima fase del percorso il terapeuta esplori le aspettative le rielabori con la coppia.

L'obiettivo della terapia di coppia viene stabilito insieme a partire dalla motivazione dei partner. Il prerequisito per una terapia di coppia è che ci sia un qualche interesse da parte dei partner a migliorare il rapporto tra di loro. Il terapeuta rispetta e favorisce la presa di decisione autonoma da parte dei membri della coppia e non prescrive mai di rompere o di mantere una relazione. Piuttosto aiuta la coppia a comunicare, comprendere i bisogni, i pensieri e le emozioni di sè e dell'altro.

DISTURBI PSICOSOMATICI

I disturbi psicosomatici possono essere considerati come il tentativo di “dar voce” ad un disagio psicologico o, addirittura, una emozione dolorosa. Molto spesso, le nostre emozioni, gli stati di ansia o pensieri ricorrenti che disturbano la nostra serenità, si traducono in un vero e proprio sintomo corporeo.

Secondo una dinamica che mira a salvaguardare la nostra integrità psicofisica, un’emozione non esprimibile tramite le parole, rimane fuori dalla nostra consapevolezza per consentire al soggetto  di mantenere uno stato di “benessere”, tuttavia può generare un “malessere-sintomo fisico”.

I disturbi psicosomatici non sono generati dalla nostra fantasia, ma sono disturbi corporei reali, compromettono la quotidianità e creano limitazioni non solo di tipo fisico, ma anche relazionale.  Di norma, la persona viene indirizzata inizialmente verso accertamenti e trattamenti di tipo medico, mentre un approccio integrato fra la discipline medica e psicologica rappresenta di certo un buon percorso di cura che può risultare di grande aiuto per il paziente

FOBIE

Hai la consapevolezza che la tua paura sia eccessiva ed irragionevole e nonostante ciò non riesci a controllarla? Non temporeggiare e non pensare di poter risolvere il problema da te. Contatta lo psicologo-psicoterapeuta di tua fiducia. La tua non è più semplice paura ma fobia.

La fobia è caratterizzata da una ansia eccessiva provocata da una esposizione a un oggetto (es. animali, sangue) o una situazione temuti (ascensore, piazze, cinema, folla), che spesso determina condotte di evitamento che contribuisce all'aumento della paura e quindi del blocco emotivo verso quel particolare oggetto o situazione. La cosa importante che bisogna capire è che gli oggetti/situazioni temute nella realtà reale, simbolizzano paure e conflitti interni che vengono spostati verso l'esterno.

Riporto dei casi molto semplificati per sottolineare il meccanismo sottostante alla fobia. Per esempio: la fobia del cane non rappresenta in realtà la paura del cane in sé ma maschera una conflittualità con la figura paterna.

La fobia sociale rivelerebbe tematiche in riferimento alle difficoltà di aver maturato ed acquisito lungo il percorso educativo, competenze relazionali. E' necessario comprendere che l'oggetto temuto è stato oggetto del trauma o del disagio passato

Per comprendere e risolvere il disturbo è fondamentale conoscere il periodo e le circostanze di esordio del sintomo.

DIPENDENZE

Quasi un adolescente su due ha fatto uso di stupefacenti. Lo rivela uno studio del San Raffaele in Italia, Germania e Francia. L'età in cui ci si fa la prima canna o la prima pippata si abbassa costantemente e per il 12% è 14 anni.

Come spiega una sempre più diffusione di droga tra i giovani?

L'uso di sostanze proibite tra i giovani, specie se in gruppo, funge da strumento di contestazione del mondo adulto e di ideologia contro culturale o che occulta una patologia e genera un senso di appartenenza e di identità, che risponde bene alle esigenze psicologiche dell'età adolescenziale. Tale fase di vita, caratterizzata da una profonda ristrutturazione del sé, genera stati emotivi quali: ansia, incertezza e solitudine. Pertanto l'uso di droga, perlopiù in una società individualistica e competitiva come la nostra, agevola un distacco dalla sofferenza, provocato dal passaggio alla vita adulta e determina un senso di onnipotenza e di trionfo delle ansie che porta il giovane ad affermare: non c'è nulla di cui io abbia paura.

Il tossicodipendente va aiutato. Ma come?

Senza dubbio: psicoterapia di gruppo, mai terapia individuale, comunità e farmacoterapia se necessario. Non può farcela da solo questo è il primo aiuto che il tossicodipendente deve recepire quando vuole recuperarsi; infatti non potrà mai opporsi al desiderio della droga con la sua sola volontà, perché non si può impostare una vita sulla base del difendersi o del non volere qualcosa, non si può trovare contemporaneamente la forza di aprirsi alle emozioni e di chiudersi al desiderio della droga. E' proprio per tale conflitto interiore che è indispensabile rivolgersi a qualcuno in grado di fornirgli aiuto.

Prevenire è meglio che curare. Esiste una educazione alla droga?

Esiste una educazione alla legalità, di cui la rete sociale ed, in modo particolare, il sistema familiare e scolastico si dovrebbero fare carico. Impartire uno stile di vita sano e stimolante, creare un rapporto aperto e onesto con il proprio figlio o alunno, superare gli imbarazzi per dialogare in modo amorevole e disinteressato. Creare il giusto equilibrio tra ricompense e punizione, abituarli a tollerare le frustrazioni, insegnargli che avere diritti significa avere delle responsabilità, permetterà loro di fortificarsi e navigare meglio nel mare in tempesta della vita giovanile. Il suo consiglio è... 

Persuadere il giovane al fatto che è possibile cambiare strategia del provar piacere per la vita, che il piacere da sostanza è una illusione che peggiora la realtà. Gli adulti dovrebbero fungere da contenitore di fronte a giovani che hanno la necessità di essere sostenuti, contenuti nell'accrescimento e nell'espansione del loro sé. L'adolescente di fronte alle assenze emotive, di colui che dovrebbe fungere da contenitore, devia verso la droga, alla ricerca di presenze emotive, illusorie e che si rivelano un pericoloso autoinganno, lasciandolo impropriamente implodere come un fiume in piena che non trova argini.

DISTURBI DELL'UMORE

 Disturbi dell'Umore sono accomunati e contraddistinti dalla flessione e/o dall'andamento discontinuo dell'umore della persona, che rappresenta il loro principale sintomo psicologico.

Dunque l'individuo che è afflitto da uno di questi disturbi mostra solitamente un umore sotto tono o eccessivamente su di giri per un periodo di tempo più o meno lungo, da un paio di settimane ad anni ed anni.

L'andamento dell'umore può anche essere caratterizzato dall'alternanza di periodi sotto tono a momenti nei quali esso è invece fortemente in alto. 

In caso di umore posizionato molto in basso, definibile anche come "umore depresso", la persona presenta una forte tristezza giornaliera e l'incapacità di provare gli stessi positivi piaceri precedentemente percepiti nel fare le proprie attività e di percepire le ulteriori gioie provenienti dalle sue molteplici sfere vitali.

Infatti questa depressione determina un vero significativo disagio o menomazione nel normale funzionamento personale, sociale, lavorativo, scolastico, familiare, affettivo, etc..., ovvero in tutte le varie aree della vita, collegate e funzionali al mantenimento del benessere psicofisico generale.

Per quanto detto chi soffre di depressione si sente continuamente a terra ed i suoi pensieri, le sue emozioni ed i suoi sentimenti sono quasi sempre fortemente negativi. 

In tal modo l'esistenza si trasforma in un dolore continuo che porta l'individuo all'incapacità di apprezzare qualsiasi cosa. Dilagano allora tristezza, abbattimento, disperazione, scoraggiamento, sofferenza, così come chiusura in se stessi, pianto, rallentamento psicomotorio, calo delle prestazioni cognitive (es. memoria, pensiero, percezione, concentrazione), 

DISTURBI SESSUALI

Una Disfunzione Sessuale (o disturbo sessuale) è caratterizzata da un’anomalia del processo che sottende il ciclo di risposta sessuale, o da dolore associato al rapporto sessuale. Il ciclo di risposta sessuale normale può essere diviso nelle seguenti fasi:

1. Desiderio. Questa fase consiste in fantasie sull’attività sessuale e nel desiderio di praticare attività sessuale.

2. Eccitazione. Questa fase consiste in una sensazione soggettiva di piacere sessuale e nelle concomitanti modificazioni fisiologiche. Le principali modificazioni nel maschio sono la tumescenza del pene e l’erezione. Le principali modificazioni nella donna sono la vasocongestione pelvica, la lubrificazione e la dilatazione della vagina, e la tumescenza dei genitali esterni.

3. Orgasmo. Questa fase consiste in un picco di piacere sessuale, con allentamento della tensione sessuale e contrazioni ritmiche dei muscoli perineali e degli organi riproduttivi. Nel maschio vi è la sensazione di inevitabilità dell’eiaculazione. Nella femmina vi sono contrazioni (non sempre percepite soggettivamente come tali) della parete del terzo esterno della vagina.

4. Risoluzione. Questa fase consiste in una sensazione di rilassamento muscolare e di benessere generale. Durante questa fase, i maschi sono fisiologicamente refrattari ad ulteriori erezioni ed orgasmi per un periodo variabile di tempo. Al contrario, le femmine possono essere in grado di rispondere a nuove stimolazioni quasi immediatamente.

Sia nell’uomo che nella donna i disturbi sessuali della fase del desiderio sono il desiderio ipoattivo o l’avversione sessuale.

Nell’uomo il disturbo sessuale più comune della fase dell’eccitazione è il disturbo dell’erezione (impotenza sessuale), mentre nella donna vi è la mancanza di eccitazione sessuale e di lubrificazione.

Nell’uomo il disturbo sessuale più comune della fase dell’orgasmo è l’eiaculazione precoce, anche se esistono uomini che hanno eiaculazione ritardata, impossibile o non piacevole, mentre nella donna è molto comune l’anorgasmia o frigidità (impossibilità di raggiungere l’orgasmo).

Esistono poi i cosiddetti disturbi sessuali caratterizzati da dolore durante il rapporto, ovvero la dispareunia, sia maschile che femminile, che consiste in un coito doloroso, solitamente dovuto a cause organiche, o il vaginismo femminile, involontaria contrazione della vagina che impedisce la penetrazione.

 

Un capitolo a parte, inoltre, merita la dipendenza sessuale, che rientra nelle problematiche di controllo degli impulsi.

 

Rientrano poi fra i disturbi sessuali quelle che un tempo venivano chiamate perversioni sessuali, o deviazioni sessuali, oggigiorno definite parafilie.

SOSTEGNO ALLA GENITORIALITA'

La gravidanza e la nascita di un bambino, soprattutto se è il primo, è uno dei momenti più belli ma anche più difficili non solo per la donna, ma anche per la coppia.

Il corpo cambia, ci si sente “grasse” e si vive in balia della pancia che cresce sempre più.

Le nausee, lo stare male, la rinuncia al lavoro, gli ormoni impazziti che rendono nervose. Si piange e si ride contemporaneamente. Ci si sente strane, come se non foste padrone del vostro corpo.

E lui cosa penserà? Anche per il futuro padre, la situazione è molto complessa. Mille paure e mille dubbi pervadono la mente. Ci si chiede se si sarà un bravo padre ed un bravo marito, iniziano le paure relative al momento del parto, emerge un forte senso di responsabilità relativo alla famiglia ed al suo sostentamento. Generalmente l’uomo sente che tutto l’aspetto economico e lavorativo è nelle proprie mani, mentre ci si sente impotenti riguardo l’accudimento del bambino appena nato. E’ la mamma che lo allatta e lo cura maggiormente ed il senso di inadeguatezza ed impotenza del papà spesso è molto forte.

Quante riflessioni, quanti ricordi di quando si era piccoli. Si pensa a come si è stati educati e si vorrebbero evitare gli errori fatti dai propri genitori, ma spesso, invece, ci si accorge che si è proprio uguali a loro. La paura di sbagliare è molto forte e spesso blocca ogni decisione.

In questi momenti, inoltre, tutti devono dire la loro opinione. Tutti sono pronti a criticare ogni cosa che viene fatta e tutti vogliono aiutare i neo-genitori, anche se non richiesto. Generalmente la sensazione che passa è l’obbligo di ESSERE FELICE, soprattutto per la donna. Purtroppo, però, è molto difficile essere sempre felici dopo 9 mesi di trasformazioni, dopo il parto e senza dormire la notte. Questa condizione, porta la donna a sentirsi una cattiva madre, poiché se tutti affermano che bisogna essere felice ed una donna non lo è, forse c’è qualcosa che non va. A questo punto, emergono sensi di colpa e di inadeguatezza che spesso sfociano in una depressione post-partum. Non è facile essere donna, moglie, madre e magari anche in carriera ed essere sempre con il sorriso sulle labbra. Bisogna imparare a capire che se ogni tanto ci si sente tristi non è un problema e non si è un cattivo genitore per questo motivo.

In questo periodo di cambiamenti, quindi, è importante avere qualcuno che supporti non solo la donna, ma la coppia a gestire emozioni contrastanti ed eventuali momenti difficili e se in famiglia o con gli amici non ci si sente compresi, si può chiedere un sostegno all’esterno, dove nessuno giudica o mette i voti.

Un sostegno individuale o meglio di coppia può essere una risposta a queste difficoltà.

Dott. Simone Borreca

Via G.Garibaldi n° 35 00058

Santa Marinella (Roma)

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